Isola di Sant’Antioco

Itinerari costieri

L’Isola di Sant’Antioco, situata a ridosso della costa occidentale della Sardegna, ha un’estensione di 108,9 km2 ed è di fatto la quarta isola italiana del Mediterraneo in ordine di grandezza. Segue le sue orme la vicina San Pietro, l’unica altra isola abitata dell’Arcipelago Sulcitano, che si colloca al sesto posto fra le isole italiane, dopo la siciliana Pantelleria. A differenza della sua “gemella”, raggiungibile solo via mare, Sant’Antioco presenta però il grande vantaggio di essere collegata alla Sardegna da un sottile istmo di terra e da un ponte, che agevolano le comunicazioni sia con gli altri comuni del Sulcis che con il porto e l’aeroporto facenti capo al capoluogo di Cagliari, distante solo 90 km.

 

Spiagge e cale ciottolate: da Portixeddu a Capo Sperone

 

Sulla costa sud-occidentale della Sardegna c’è un’isola senza tempo chiamata Sant’Antioco, dove il vento profuma di buono, il mare ha il colore del cielo e la pace e il contatto con la natura regnano sovrani.

Vivace località balneare, l’isola di Sant’Antioco si contraddistingue innanzi tutto per il suo mare limpido e cristallino e per un entroterra vergine e lussureggiante, tipicamente mediterraneo. La costa orientale è prevalentemente sabbiosa e ospita due delle spiagge più note ed apprezzate, Maladroxia (gradevole insenatura costellata di case vacanza) e Co‘e Cuaddus (più selvaggia, nonché la più lunga del litorale). Per chi apprezza zone più tranquille, non mancano intime cale ciottolate come l’insenatura de Su Portixeddu (sulla costa est) o i piccoli golfi ai lati del promontorio di Turri (costa sud).  Il litorale a sud dell’isola, partendo dalla baia di Turri fino al promontorio di Capo Sperone, è caratterizzato da piccole calette ciottolate e pareti rocciose a strapiombo sul mare. Molto bella la località nota come Peonia Rosa, la cui caratteristica pineta rappresenta un piccolo angolo di natura dal quale ammirare il mare e il bellissimo panorama offerto dai i due isolotti della Vacca e del Vitello.

La costa occidentale è prevalentemente rocciosa ed è caratterizzata da tratti di scogliera balneabili ricchi di attrattiva: Is Praneddas (con il suo famoso Arco dei baci), Cala Sapone (che offre anche una piccola spiaggia di sabbia), Cala della Signora, Cala Tuffi . La spiaggia di Cala Lunga, più a nord, interrompe il frastagliato tratto di scogliera con una lunga insenatura sabbiosa alla quale deve il suo caratteristico nome. Dopo un ulteriore tratto di scogliera frastagliato e selvaggio, a pochi chilometri da Calasetta, nuove spiagge si susseguono l’una all’altra con sabbie bianche e acque limpide: Spiaggia Grande, Le Saline, Sotto Torre (quest’ultima può essere raggiunta anche a piedi dal paese di Calasetta).

 

Scogli e promontori selvaggi: da Is Praneddas a Cala Lunga

 

I centri abitati di Sant’Antioco e Calasetta

Il ponte che consente l’accesso all’Isola di Sant’Antioco, rappresenta anche l’ingresso all’omonima cittadina, ubicata sulla costa orientale dell’isola e suo centro abitato principale. Piacevole e tranquilla, Sant’Antioco ospita circa 13.000 abitanti e si affaccia su una suggestiva laguna navigabile, servita da un porto per la pesca professionale e da un porticciolo turistico per le imbarcazioni da diporto. Il centro storico della cittadina costituisce il cuore del complesso urbano e si sviluppa su una piccola altura, dalla quale troneggiano il forte sabaudo Su Pisu e una basilica risalente al V sec. d.C. intitolata al santo patrono dell’isola, Sant’Antioco Martire. Attorno a questo nucleo antichissimo, sede di siti archeologici e monumenti di grande rilievo storico, si sviluppa il centro urbano più moderno, che nel corso degli ultimi vent’anni ha conosciuto una crescita esponenziale. Il fulcro delle attività turistiche e commerciali della cittadina, infatti, oltre che nel Lungomare si concentra anche lungo l’asse stradale che, partendo dal ponte e terminando proprio nella piazza della basilica, attraversa di netto il centro abitato, passando per le importanti via Nazionale, via Roma, Corso Vittorio Emanuele e via Regina Margherita.

Calasetta è un piccolo comune che ospita circa 3000 abitanti ed è ubicato sulla punta nord-occidentale dell’isola, a 9 km da Sant’Antioco. Con i suoi caratteristici vicoli a scacchiera e le belle spiagge che tingono di bianco il litorale a sud del paese, è una località turistica molto apprezzata, nonché uno degli unici due porti dai quali è possibile imbarcarsi su un traghetto alla volta della vicina Isola di San Pietro. Nata nel 1700 e figlia di vicende storiche molto particolari, Calasetta è uno dei pochi luoghi in Sardegna dove il dialetto parlato non è il sardo e dove le tradizioni storiche e culinarie uniscono sporadici elementi di sardità ai predominanti tratti stranieri, in questo caso liguri e tunisini. Degna di nota l’imponente torre sabauda, che fu eretta nel 1756 nella parte più alta del centro abitato quale punto di osservazione sul mare.

 

Sant’Antioco e Calasetta: i due centri che animano l’isola

 

Archeologia e storia

Una sintesi delle varie epoche e dominazioni straniere che hanno scritto la storia della cittadina di  Sant’Antioco e dell’intera isola può essere ritrovata all’interno delle mura dell’importante Museo Archeologico “Ferruccio Barreca”. Nelle sue stanze vengono infatti conservati gli innumerevoli reperti di età neolitica, punica e romana rinvenuti sull’isola, corredati da esemplari ricostruzioni di come dovevano apparire un tempo siti importanti della cittadina come il porto o il Tofet fenicio punico.

Significative testimonianze storiche databili migliaia di anni, dal neolitico all’età del Bronzo, o più specificatamente relative al periodo nuragico, possono essere individuate anche lungo la costa o nelle campagne dell’isola (sono stati censiti più di trenta nuraghi ed esistono esempi di menhir e strutture funerarie quali domus de janas e tombe dei giganti).

Sono tanti i siti archeologici che questa terra ospita e, accanto alla macchia mediterranea che cresce rigogliosa, monumenti e pietre raccontano in silenzio le straordinarie gesta di civiltà appartenenti ad un Mediterraneo lontano.

Erede della civiltà fenicia che colonizzò le sue coste intorno all’VIII secolo a.C., Sant’Antioco è nota alle cronache storiche come Sulky, nome dal quale sarebbe derivato anche il toponimo Sulcis, che ancora oggi indica la zona geografica a sud-ovest della Sardegna facente capo alla provincia di Carbonia-Iglesias.Fiore all’occhiello dei siti archeologici antiochensi risalenti al periodo fenicio-punico è il Tofet, un singolare luogo di culto dedicato alla dea Tanit, nel quale venivano conservate, come in una sorta di cimitero, delle urne di terracotta contenenti resti cinerari di bambini ed animali. Interessanti sono inoltre l’Acropoli e la Necropoli, delle quali sono state trovate tracce evidenti nella parte alta della cittadina, ma anche il sito venuto alla luce accanto al vecchio Cronicario, nel quale sono stati identificati i resti di una sezione dell’antico centro abitato e delle stratificazioni edilizie che si sono susseguite dal Neolitico fino alla ristrutturazione della Roma pre-imperiale.

Come diretta conseguenza delle celeberrime guerre puniche, fra il III e il II secolo a.C. la città di Sulky passò sotto il controllo di Roma. Al periodo dell’età repubblicana è riconducibile il mausoleo funerario de Sa Presonedda, che, inserita perfettamente nel moderno contesto urbano, appare come una struttura piramidale al cui interno prende forma una camera funeraria stretta e allungata, a cui si accede attraverso un’angusta gradinata. Pare risalga invece al periodo imperiale il ponte di pietra visibile alle porte dell’isola, noto anche come Ponti Mannu (“il Ponte Grande”), giunto quasi intatto fino ai tempi odierni a dispetto delle ristrutturazioni che ne hanno parzialmente modificato l’aspetto originale. Dello stesso periodo è anche la fonte  Is Solus, una falda sorgiva molto antica situata in pieno centro cittadino le cui origini potrebbero addirittura essere precedenti alla conquista romana della Sardegna.

Nei primi secoli dopo Cristo, il diffondersi del Cristianesimo ha lasciato tracce importantissime anche nella cittadina di Sant’Antioco, che proprio in epoca paleo-cristiana conosce ed ospita il medico mauritano al quale successivamente verrà intitolato il paese, Antioco. È infatti sotto la guida di questo predicatore seguace di Cristo che nella città nasce la prima comunità cristiana della zona e il periodo immediatamente successivo alla sua morte, che la tradizione riconduce ad un martirio romano avvenuto nel 127 d.C., vede una fase di cristianità molto attiva, durante la quale vennero edificate le Catacombe che ancora oggi giacciono sotto la basilica intitolata al santo. Di epoca successiva la Basilica di Sant’Antioco Martire, la cui pianta principale venne eretta intorno al V secolo d.C. Volutamente sorta sulla cripta che custodiva il feretro del santo, ne custodisce ancora oggi le reliquie e rappresenta uno dei monumenti cristiani più antichi della Sardegna.

 

Percorsi archeologici: Sant’Antioco a ritroso nella storia

 

Il Forte sabaudo è forse il più importante monumento appartenente alla Sant’Antioco moderna. Conosciuto più propriamente come Sa Guardia de su Pisu (letteralmente “la guardia del seme”, per la sua posizione sopraelevata rispetto alle campagne circostanti), venne eretto nel 1812 con lo scopo di difendere la popolazione di Sant’Antioco dalle continue invasioni barbaresche che minacciavano i traffici e i raccolti dell’isola. Nel 1815, in occasione dell’ultima incursione in Sardegna dei pirati tunisini, fu teatro di una sanguinosa battaglia, durante la quale molti antiochensi vennero uccisi ed altri furono fatti prigionieri e deportati a Tunisi.

Molto interessanti le costruzioni di epoca moderna che scrutano i mari intorno all’isola dall’alto di colline e promontori. Nella parte meridionale, presso la località balneare nota con il nome di Turri, sorge la famosissima Torre Canai, eretta nel 1757 dal governo del Regno di Sardegna quale punto di osservazione del Golfo di Palmas, spesso oggetto delle incursioni piratesche tunisine. Esattamente come il forte ubicato all’interno del centro abitato di Sant’Antioco, anche questa torre svolse un ruolo importantissimo nelle battaglie combattute contro gli invasori barbareschi a cavallo fra il 1812 e il 1815. Di pari importanza la Torre di Calasetta, che sorge nella parte più alta e più antica dell’omonimo centro abitato, dominando il tratto di mare che divide la cittadina dalla vicina isola di San Pietro. Edificata intorno al 1760, ha una base di oltre 16 metri di diametro ed è costituita da una cisterna e da un secondo ambiente sovrapposto, che le valgono un’altezza di ben 11 metri, considerando anche il terrazzo. Degna di nota anche la costruzione ottocentesca eretta sul colle che domina il promontorio meridionale di Capo Sperone, conosciuta con il nome di Ex Semaforo. Visti i 176 metri di quota sul livello del mare, dai quali è possibile scrutare un vasto tratto di golfo che arriva fino alle coste sarde di Teulada, la collina fu scelta dalla Regia Marina sul finire del XIX secolo perché vi venisse costruita una postazione semaforica e telegrafica destinata al controllo dell’accesso delle navi al Golfo di Palmas.

Uno spaccato interessantissimo della Sant’Antioco del secolo scorso è offerto anche da quello che viene definito Villaggio Ipogeo. Le tombe puniche scavate nel sottosuolo fra il VI e il III secolo a.C., furono infatti riutilizzate come abitazioni da molte famiglie ridotte in povertà a partire dalla seconda metà del XVIII secolo fino ai primi anni Settanta del 1900. Sa arruga de is gruttas, “il rione delle grotte” appunto, coincideva con la zona della città che si estendeva intorno alla chiesa di Sant’Antioco Martire, a ridosso del forte sabaudo. Gran parte degli utensili che testimoniano gli usi e i costumi della cittadina di Sant’Antioco nel periodo a cavallo fra il XVIII e il XX secolo sono raccolti nell’interessante Museo Etnografico, che raccoglie un’importante collezione di strumenti e attrezzi utilizzati fino alla fine degli anni Cinquanta per attività di vita quotidiana quali la panificazione, la coltivazione della vite, la produzione del vino, l’intreccio della palma nana o la tessitura del bisso (la famosa seta del mare la cui lavorazione ci è stata tramandata direttamente dai Fenici).

 

 

Artigianato e tradizioni

A Sant’Antioco sono diverse le attività artigiane della vita di un tempo che vengono portate avanti ancora oggi perché ritenute delle perle di sapere da tramandare ai posteri, affinché non dimentichino le proprie origini e le proprie tradizioni.

Una forma di abilità manuale ancora molto diffusa fra le massaie antiochensi è quella di impastare ed infornare il pane direttamente nel forno a legna di casa propria. Si tratta di una consuetudine molto comune soprattutto nei periodi di festa, che porta ad espressioni di panificazione talmente elaborate da potersi a buon diritto classificare come una vera e propria forma di artigianato artistico locale. Ne sono un esempio i famosi “coccoietti del santo” (noti anche come pani pintau, lett. “pane decorato”), veri e propri gioielli realizzati con la pasta di pane, che ogni anno, in occasione della festa del paese, vengono portati in processione fino alla basilica quale donazione in onore di Sant’ Antioco Martire.

 

Manualità e sapere artigiano: piccole perle di arte e tradizione

 

Le tradizioni artigianali ed enogastronomiche di un tempo, ancora molto vive, offrono grandi esempi di quella genuinità tipicamente sarda che solo mani esperte e sapere antico sanno riproporre e rendere attuali.

Un’altra forma di artigianato tradizionale che ancora sopravvive a Sant’Antioco è sicuramente legata alla filatura e tessitura del bisso, una fibra molto pregiata e in uso anche presso la civiltà fenicia, oggi molto rara e più comunemente nota con il nome di “seta del mare”. Alla manifattura di questo particolare filamento, ricavato dalla lavorazione di una sostanza secreta da quei molluschi che comunemente chiamiamo “nacchere” (Pinna Nobilis), è dedicata una mostra permanente posta in essere dalla Maestra Chiara Vigo nel centro storico cittadino, in via Regina Margherita.

La tessitura in generale è comunque un elemento distintivo nell’artigianato antiochense e una delle produzioni più rinomate è senza dubbio quella dei tappeti, resi celebri dalla particolare lavorazione a pibionis (lett. “acini”).

Come in molte altre zone della Sardegna, anche a Sant’Antioco sono diffusi i lavori d’intreccio, che danno vita a splendide ceste ornamentali di raffinata fattura note come parineddas. Un tempo impiegati in ambiente domestico quali contenitori o vassoi da portata per pane, dolci e pasta fresca, oggi vengono utilizzati anche come elementi decorativi.

Fanno sempre parte dei lavori di intreccio le particolari nasse sarde in giunco, oggi realizzate da pochissimi artigiani dell’isola, per lo più anziani, per farne dei caratteristici souvenir. Sostituite negli ultimi decenni dalle più moderne nasse realizzate in materiale zincato plastificato, le nasse in giunco sono state utilizzate dai pescatori dell’isola fino ai primi anni Sessanta del Novecento.

Della tradizione artigiana legata al mondo della pesca fanno parte anche le incredibili opere realizzate dai maestri d’ascia, di cui, fortunatamente, Sant’Antioco vanta ancora qualche rappresentante. Specializzati nella costruzione di imbarcazioni in legno, che in passato venivano interamente realizzate e rifinite a mano a suon di colpi d’ascia e scalpello, questi impareggiabili artigiani oggi si dedicano per lo più alla realizzazione di oggettistica in legno di vario genere, lavorata ed intagliata ad arte con grande precisione ed infinita pazienza.

 

 

Appuntamento con il folclore: la Sagra di Sant’Antioco Martire

Esattamente il Lunedì che cade quindici giorni dopo Pasqua e, per il piacere dei turisti, anche nella giornata del 1 Agosto, si festeggia la sagra in onore di Sant’Antioco Martire, la più importante dell’isola e di fatto una delle più antiche di tutta la Sardegna. Questa secolare tradizione, portata avanti da oltre 650 anni, ha origini antichissime e pare risalga addirittura all’XI o XII secolo. Le prime testimonianze scritte sulla sagra sono tuttavia datate al 1360 d.C. e, rivenute di recente, hanno rivelato come questa possa addirittura essere considerata una delle feste religiose più antiche d’Europa.

 

Sant’Antiogu Sulcitanu: il moro cristiano venuto dal mare

 

Da oltre 650 anni lo spirito semplice e vivo di questa terra inneggia al suo patrono venuto dal mare, medico dei corpi e delle anime che diede il nome all’isola in cui conobbe sofferenza e martirio.

La sagra, intitolata al santo Martire Antioco, riconosciuto patrono di tutta la Sardegna perché il primo a portare il Cristianesimo in terra sarda nel I sec. d. C., attira ogni anno centinaia di fedeli da tutta l’isola madre, molti dei quali scelgono di sfilare nella rinomata processione religiosa con gli abiti tradizionali della propria zona. In occasione della processione solenne in onore del suo patrono, Sant’Antioco viene addobbata a festa e per le vie del centro vengono sparse foglie di palma, erbe aromatiche e fiori, sui quali sfilano, fra mille suoni e colori, aitanti cavalieri, suonatori di launeddas, gruppi corali tenores e carri trainati da buoi (le caratteristiche “traccas”). Nella sua versione primaverile la festa dura almeno tre giorni ed è una buona occasione per assistere ad esibizioni di gruppi folk e concerti di musica moderna, nonché un ottimo pretesto per concedersi qualche acquisto goloso presso le bancarelle di dolciumi e chincaglierie che animano il lungomare e il centro.

La devozione per il patrono dell’isola è molto sentita, soprattutto dalle donne del luogo, che due giorni prima della processione solenne del Lunedì si cimentano nel riproporre l’antica versione della Processione de Is Coccois, durante la quale vengono offerte al Santo, in cambio di piccole grazie, delle pregiate offerte votive rappresentate da pani coccois decorati ad arte, di difficilissima fattura. Durante la processione solenne, inoltre, è un onore, per gli uomini più forti, portare in spalla il simulacro del Santo e il reliquiario d’argento nel quale sono conservati i resti di Antioco, medico venuto dall’Africa che cambiò le sorti di un’intera regione e la consacrò al Cristianesimo prima con la parola e poi con la sofferenza e il martirio. Antioco, infatti, proveniva dalla Mauritania, dove esercitava come medico delle anime in nome di Cristo a dispetto della fede pagana del padre. Dopo aver resistito a torture sovraumane ordinate dall’imperatore romano Adriano, che tentò di convertirlo, Antioco venne posto su una piccola barca e abbandonato in alto mare al suo destino. Fu il forte vento di scirocco a portarlo sulle coste dell’isoletta che oggi porta il suo nome e la tradizione vuole che sia anche per questo che, in occasione della sagra in suo onore, soffi sempre un’importante brezza proveniente dal mare.

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